Frase di Thea Matera
Un giallo di ginestra ricade sulla lama del fienaio, nel volto chino una pena lieve dove il mondo - un poco - resta fuori dalla stanza. Pesa il cerro come un frutto nero, nelle mani raccama un nastro tra le pagine ignorate. S'apre l'opera e il giorno tace. Forse nel suo fitto tramestìo riposa, sul fianco di smeraldo, il tempo, labe cinghio la rocca che fa ombra all'onda che s'immota. Fuori - elucente - il mare ritorna al suo restare, sorgiva meta d'aculeati stormi, di geometrali pozzi nelle reti. (STILLEVEN).
Inserita il 20/08/2026 alle ore 14:54
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Il Poeta guarda alla vita fissando la finestra, scorgendo l'anima nei rami, scrutando il respiro impalpabile del cielo. Protervo fiore tra suole impolverate, sulla riva divelta e sfatta, irridente acrobata su traversine di seta. Gira in bicicletta per le strade vuote masticando sillabe e fonemi, a bagnarsi gli occhi di luce, a guardare stormi di allodole volare, il nembo pendulo sospeso sul trapezio. Restano tra le righe, le parole, si dilatano le pupille di pozzi nascosti, dove l'acqua rifulge e s'eterna, dove, a schiere, sprofondano le stelle. E cerca il sole, la goccia d'acqua che si fa lacrima sul volto della pietra, il pi greco dello sciame, il mare riflesso sui muri bianchi delle case, dove ricadono glicini a grappoli mentre nubi s'affoltano su chiome di vaniglia e l'umbella. Càpita di restare seduti su ciocchi traversi ad aspettare l'alba, ad ascoltare il frinire di cicale stanche, il rombo dell'aereo che assorda, di camminare sui sassi appuntiti di terre antiche, fissare l'ultima bolla di sapone addormentarsi sull'erba. M'insegni a guardare oltre la pioggia, al di là di ombre indolenti, del riverbero della magnolia. SUNLIGHT ON THE HOAR FROST (La luce del sole sulla brina)
S'è distanziata l'ombra dalla meridiana, gira sul fuso il mondo e la sua ruota, - siffatti l'àncora ed il calcagno - sulla prodaia, fissati come chiodi, flagrano capelluti sfagni. Chiude gli occhi, tutto tace, sulla provenda, plicata a dense strisce, mansueta scorre l'anima in un corpo di limace. Senza riposo rotava il chiurlo, girava sul pennone come goccio l'astrolabio, si salvò il pompelmo fra le rose, in mare aperto il periplo a levante decantava il blu di Prussia del piumaggio. Dalla sediòla scambiò per apparenza il pianto di cicale, di solito non liquefa la foglia la confidenza fatta, come un sorriso di traverso fa la pesta di caprini, dall'abbaino, in disparte, raffila un arrotino il disegno delle nasse. In crogioli e matracci distillava il senso delle cose, temperava nel piatto la sua mela, s'affacciavano nella controra, come due occhi, gli orologi, e non si sperde - dagli tempo - sconnesso il solido in due punti... scese a pennello il guscio sull'artista, la rara convinzione di fragorose nuvole, la mola che sfugge all'orma di due distinte fragole. Sa di sale - è già partita - l'onda disciolta come neve, dove la voce diventa bosco, insetto che disvuole l'acqua di garofani, mutavano le triglie nell'acquaio, la fibra dell'alga sulla scrivania. Che fine ha fatto, disteso, appollaiato sul ramo di camoscio, adiacente all'ago della bussola divorava fino all'ultima parola, semmai disfece la coerenza il polline sulla veranda, s'aggiunse pure in là della pagliola il cespo millefoglie di lattuga; chissà se il cembalista suonerà le prime sette note del notturno, accresce in lui la netta meraviglia di sfuse primavere nei bistrot, nei graffiti sulle porte dei mètro. PASCORE (Eingedenken).
Inserita il 20/03/2023 alle ore 15:32
Sguardi che si incrociano, sorrisi fugaci, mani che si sfiorano, mezze parole, tanti pensieri....La realtà resta fuori dalla stanza, sul letto solo io e lei, i corpi si fondono come fonde la mente, tutto è meraviglioso, mai così eccitante....Dentro la stanza siamo liberi, per quell'amore voluto, senza tempo, peccaminoso....Sguardi per afferrare in eterno l'istante che presto non ci sarà più....Pochi ore di felicità, la porta della stanza si apre, ognuno per la propria strada...Resta il ricordo, resta il profumo....
Dove finisce la poesia non consumata, il verso non trattenuto -irrespirato cielo- la parola non compresa, l'incauta scritta in gromme di cemento; cosa rimane della poesia derisa, scostata, della poesia invenduta e le sue dune, dello scurato pregio nelle vene di pennate, nelle lamine di retinervie, di tutta questa poesia offerta in pasto alla sostanza indocile, ad aride lagnanze. Ne resta il disunito lembo di acrostici slogati in incompite cale, la digrumata stele, la spocchia decadente nel cincischìo di epigoni, nei baci di fiele disseminati sulle pagine di polvere di Poeti Scapigliati. Come chiama il poeta il profumo e la sua rosa, il tedio di giunchi assolati nei lobi di rotonde, le fulve chele di una perduta stella? Inizia in rime sciolte il pamphlet sur la revanche, la luna non è lontana ora che si discosta la marea sizigiale dai ceppi atterrati, e la notte è una stanza di carta. Stornai nientificati equivoci di voci nel diacronico deflesso che s'annida fra i pronomi, ti dimenticai nei respiri di malmostose alghe, in bisillabe disciolte nella mano dello scriba; non fu chiarore di strade il verdito mento, il tizzo rosso della chiosa. La festuglia del Fosco disarma la grafia, per poco s'intuiva la sottile allegoria, si stranisce l'òmero nel colore delle gote, ricade sul davanzale il tempo e la sua storia. Cosa rimarrà del verseggiato campo, del vùlture a perlustrare il giorno che rinasce alla poesia? ABGRUND (In fieri - La Pagina Bianca)
Inserita il 29/05/2022 alle ore 11:35
Annega nei cerchi d'acqua lo sguardo di lavagna, si punteggiano le vele sulla campata storna il tempestìo di solidi triformi, sono specchi come pozzi gli acquitrini di snidate campiture, la gravità piega il tempo dove riposa a lumi spenti il cuore sempreverde di cicale. Mal tempera la lima una puntuta mina, scompiglia la faglia intorta di cartiglia dove rotolano i fumetti di certune stanze, la doppia sintesi del tarlo. Fiotto di forme discolori, moderavi la vista d'imperfette piegature del geoide fumè dove s'intaglia e s'attorciglia la sottile zampa di una gru, dove capitolò la stilla nel baricentro di Foucault. Sulla fronte di tramestate viole entrò per sbaglio dall'altra porta una parvenza di vinile a misurare i crucci che sdegnavi. E sia, dormendo, il suolo di pània, è chiuso il lampo nei cassetti dove sostava il sogno, la verità che s'imbluiva nel delta dell'assioma. ROTHKO (No.6 - Violet, Green and Red)
Inserita il 17/05/2022 alle ore 09:49
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Bud Spencer , pseudonimo di Carlo Pedersoli (Napoli, 31 ottobre 1929 – Roma, 27 giugno 2016), è stato un attore, nuotatore, pallanuotista, sceneggiatore e produttore televisivo italiano.
Scritto da Utente anonimo
Il 09/08/2026 alle ore 04:16
The King of Scorpions.
Pagina autore: Palmiro Togliatti
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Palmiro Michele Nicola Togliatti (Genova, 26 marzo 1893 – Jalta, 21 agosto 1964) è stato un politico italiano, guida storica del Partito Comunista Italiano. .mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}Nel 1930 prese la cittadinanza sovietica[senza fonte].
Scritto da Utente anonimo
Il 26/05/2026 alle ore 11:52
Palmi sei un grande
Scritto da Utente anonimo
Il 04/05/2026 alle ore 17:58
Esattamente
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