Frase di Thea Matera

La Poesia è il respiro segreto delle cose,
trasforma il silenzio in voce,
la ferita in luce,
il ricordo in seme che ancora gemma,
il verso che resta in bilico
fra ciò che dice e ciò che tace.
Perpendicola che fugge al tempo,
il fiore scampato alla falce,
filo invisibile che unisce
la terra al cielo, il cuore al tempo,
l'uomo all'Infinito.

Inserita il 12/09/2025 alle ore 12:10
Tag:CieloCuoreSegretiTempoUomoRicordiLuceInfinitoSilenzioFioreTrasformazioniInvisibilità


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Ci sono anni che ci attraversano come stagioni impietose, e altri che ci spogliano fino all'osso,
ma è solo quando tocchiamo il fondo del nostro inverno che impariamo a riconoscere il valore di un'alba. La malattia non è solo assenza di salute,
è uno specchio che ci costringe a guardarci nudi,
fragili, veri. E lì, tra il dolore e la paura, nasce il seme di una forza antica, quella che non urla ma resiste, che non corre ma tiene il passo.
Rinascere non è tornare come prima: è sapere di essere cambiati e avere il coraggio di vivere con una pelle nuova e un'anima che ha imparato
a brillare anche nel buio. Ogni cicatrice è una sillaba incisa nel corpo, ma il verso intero si scrive nel silenzio dell'anima. perché chi ha danzato sul confine sottile tra vita e fine
non teme più il superfluo, non rincorre più l'effimero. Ha imparato a riconoscere la bellezza delle piccole cose: un respiro senza dolore,
una risata che torna piano, una carezza che non ha bisogno di parole. Il cancro ti scuce, ma può anche ricucirti con un filo più resistente.
Ti rende più leggera delle aspettative, più pesante di significato. Ti insegna che il tempo non va riempito: va abitato. Ed è allora, quando nulla è più come prima, che nasce il miracolo:
È anche se non sei guarita ancora nel corpo, l'occhio ora sa vedere davvero, il cuore ora sa scegliere, l'anima ora sa ringraziare. Davvero. perché chi è tornato dal buio porta con sè una luce che nessuna notte potrà spegnere.

Inserita il 30/06/2025 alle ore 15:01

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Oggi su Marte mi sfiora
la tempesta,
non c'è che un filo d'erba
a scompigliare nuvole conchiuse
in granati barattoli di vetro,
i colori sono pozze di ematite
solchi nel concavo riflesso
di rosa acquamarina...
Cieli di polvere sovrastano
dissepolte lampide,
si schiudono ossidate ali
di rupicole,
come viluppo di quarzosi cràspedi l'eco di luce
si raccoglie sui soffitti.
Cos'era la musica
se non un tonfo sordo,
un tinnulo di asteri
sul giglio di mare...
La vita esplode nel grembo
della luna sull'orma intatta
di puntellate valli,
allo Zènith s'impolvera
lo storno,
la filza di lumache discioglie
il brivio di aceraie,
l'anello della maglia
incartoccia sulle teste
i ninnoli di pietra
prima che affoghi in dogli
di titanio la rena di cellulosa.
Mi parlarono di docili chelonie,
ocracei ciottoli e spati
di viandanti,
di gerbere nel raggio
di lanugiosi palmi,
la diaspora di macine
e di armenti.
Era il cinabro pelago
un nicchio di calille
nel cielo che s'infosca
sul piumaccio,
dove sopravvive la cocciniglia,
e la lantana, sotto teche d'eliodoro;
distinguo dalla specola
il perno della ruota,
l'ultimo nome inciso
nella secca,
si vetrifica il lago
di scarlatti brani
dove hai colto invaiati pummeli,
l'avito gesmino e la catalpa, l'assecchita pieve e l'amaranto.
Ricadono i pensieri
come forme di alveari,
in silico si foggia l'agapanto
il dismentato stazzo,
smatassati tomboli
di romite nebule
si sperdono in liquate florescenze,
nella rifusa lacrima
del Firmamento.

ZYKLUS (Life On Mars)

Inserita il 29/09/2022 alle ore 09:14

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